Benvenuti al portale del cinema italiano per l’ambiente: proveremo a rendere un argomento drammatico – ma anche ricco di opportunità – come la crisi ambientale in toni leggeri, mescolando informazione, azione, e intrattenimento.

Parleremo di cinema dietro le quinte, di come girare un film (e, in fondo, di come provare a vivere) con un impatto ambientale ridotto; e naturalmente di storie sullo schermo, che affrontino nei giusti toni la grande questione – la grande opportunità – del nostro tempo.

La nostra prima iniziativa  ha riguardato la recente Conferenza sui mutamenti climatici – in gergo ONU simpaticamente indicata come COP21.

Il nostro spot (che potete vedere cliccando sul link), chiedeva al nostro governo di adoperarsi per un accordo che riducesse le emissioni a livello internazionale. Come forse sapete, la COP21 si è in effetti conclusa con un accordo sul clima, accompagnato da toni epocali.

Ma come potremmo realisticamente valutare la situazione?


Elementi postivi e incertezze dell’Accordo di Parigi sul clima

Come da ogni cosa, dall’Accordo di Parigi possiamo trarre considerazioni positive e riserve di incertezza.

L’elemento positivo è la conclusione stessa dell’Accordo: la comunità internazionale ha preso atto, a livello di capi di stato, di quel che da anni dice la scienza – bruciando carbone, petrolio e gas si emettono sostanze nell’atmosfera che rendono questa più densa, quindi la temperatura della Terra sta aumentando (ora di circa 1 grado rispetto all’era preindustriale), e se l’aumento sarà superiore a 1,5 gradi le conseguenze potrebbero essere catastrofiche: quindi occorre azzerare al più presto le emissioni da combustibili fossili.

La speranza è che questa presa d’atto acceleri appunto la fine di carbone, petrolio e gas. Ma non è un processo facile, naturalmente, per le conseguenze che questo avrà ad esempio sui trasporti, e per le comprensibili resistenze di quei paesi poveri che sono ricchi di combustibili fossili. Eppure, dovrà essere un processo veloce: perché se andiamo avanti come ora, con gli impegni presi in vista della COP21 stessa dai paesi del mondo, le stime più ottimistiche ci dicono che l’azzeramento delle emissioni tarderà al punto che avremo per la fine del secolo un aumento della temperatura di ben 2,7 gradi.

Cosa ha fatto la COP21 per accelerare questo azzeramento delle emissioni? Ha stabilito che ogni 5 anni, a partire dal 2025, gli stati dovranno rivedere i loro impegni per la riduzione delle emissioni, e non potranno rivederli per diminuirli, dovranno almeno lasciarli come sono. Questo è l’elemento di incertezza: niente ci garantisce che il ritmo di riduzione delle emissioni sarà sufficientemente rapido, anzi al momento il ritardo da colmare, come si è detto, è notevolissimo.

E’ chiaro, quindi, che il vero impegno sul clima comincia ora, e riguarda tutti. Solo se tutti riusciamo a ridurre, almeno in parte, le emissioni nostre, dei nostri consumi, dei nostri spostamenti, delle nostre case, delle nostre imprese, dei nostri investimenti, quindi se andremo più in fretta di quel che gli stati si sono impegnati a fare, metteremo gli stati in condizione di accelerare il ritmo dell’azzeramento.

La COP21 ci ha aiutato, dicendo ai mercati che le emissioni da combustibili fossili dovranno essere azzerate, e quindi investire in petrolio, carbone e gas può rivelarsi perdente, ma lo ha detto senza alzare la voce (le emissioni, secondo l’Accordo, dovranno essere azzerate, invece che intorno al 2050 come suggerisce la scienza, “nella seconda metà del secolo”!) e il resto del lavoro è tutto da fare e tocca a noi.

Ma in realtà potrebbe essere una notizia positiva: passare ad un mondo senza inquinamento apre grandi spazi per la creatività, l’intraprendenza, il merito, la produttività, la giustizia, e già possediamo le soluzioni tecnologiche necessarie. Si potrebbe dire: è finita la COP21 dei governi, comincia la COP21 della gente.